E’ iniziata un’indagine per quanto riguarda la tutela migliaia di soci di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca

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E’ iniziata un’indagine sulla «giungla di chi tutela migliaia di soci di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca». Un’indagine su numeri da paura per la quale sono stati chiesti dati e informazioni ai clienti degli avvocati, ai membri delle associazioni dei soci traditi dalle vecchie Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca e agli stessi professionisti e ai vertici delle associazioni.

Il portale vicenzapiu.com invita a scrivere all’indirizzo mail bpvi@vicenzapiu.com le esperienze e pareri in attesa che arrivino le risposte alle mail che la stessa ha inviato agli studi e alle associazioni che operano per tutelare la “povera gente”.

In seguito alcune domande, non tutte, ma quelle fondamentali per farsi un’idea sugli alberi sani e sui tronchi marci della giungla di chi si è precipitato ad assistere un continente di soci azzerati dalle due (im) Popolari venete dette anche “bande venete”:

  1. cosa costa una costituzione di parte civile nel processo;
  2. cosa costa una querela o denuncia nei confronti di uno specifico dipendente della banca;
  3. cosa costa l’iscrizione all’associazione e quali servizi comprende;
  4. cosa costa l’assistenza per l’Arbitrato Controversie Finanziarie
  5. cosa costa una causa civile sia di avvocato che di “carte bollate”.

Dalle risposte a queste e altre domande, che i soci avranno già fatto o possono fare a chi li rappresenta, risulterebbe una oggettiva cartina geografica delle possibilità e un punto di partenza per scelte responsabili.

Per correttezza va segnalato che teoricamente gli avvocati non possono derogare dai minimi fissati dalla deontologia e sono minimi molto alti. Ma questo non esclude possibilità di tariffe di particolare interesse, a parità di competenze, se i legali terranno conto dei volumi di casi nelle loro mani con magari problemi e profili simili e, quindi, meno onerosi, per loro, da gestire per gli studi che ogni situazione comporta.

Un’altra domanda importante da fare è se nel mandato esista espressamente il diritto di ripensamento, cioè quanto costi smettere di far causa o cambiare avvocato.
Tecnicamente l’avvocato lasciato avrebbe diritto al pagamento del lavoro svolto sino al divorzio, ma, siccome è un lavoro in progresso, è difficile da valutare a posteriori e senza accordi preventivi precisi che evitino poi ulteriori mazzate.

E se ancora chiamiamo le vecchie banche col loro vero nome, bande, non ce ne vogliano Viola, Mion, Lanza e Carrus impegnati a tappare le falle e rattoppare le vele grazie ad Atlante che ci ha messo tanti soldi, si’, ma meno di quelli dei vecchi 200.000 soci complessivi perché il fondo finora ha “investito” circa 3,5 miliardi, mentre ad oggi, transazioni a parte, i vecchi soci hanno perso più di 11 miliardi di valore dei risparmi.

Mentre il portale vicenzapiu.com raccoglie dati e informazioni, è arrivata alla redazione una lettera di un professionista (conosciuto) ma che chiede l’anonimato.
“L’identità è segreta peccato, ma si può dire che non è di Vicenza nè di Treviso ma è uno dei legali indicati nella missiva come buono, ed essendo personalmente in partita, ogni dichiarazione potrebbe essere interpretata come un tentativo di screditare i possibili concorrenti”.

Nella speranza di trovare nel confronto tanti fatti positivi ci basterebbe di indurre chi speculasse a mettersi una mano sulla, ipotetica, coscienza… perché chi ha fatto del male è colpevole ma chi facesse sciacallaggio oggi toglierebbe ogni speranza residua di umanità.

Questa la nota ricevuta dall’anonimo:

“… se oggi un legale vanta, diciamo, 3.000 clienti e da ogni cliente si fa versare tanto per iniziare un’azione un euro, capite che in tasca gli arrivano subito, a parte le percentuali sui futuri successi, 3.000 euro, ma se la “tassa” di ingresso è di 100 euro o addirittura, in certi non pochi casi, di 1.000 euro, beh già siamo a 300.000 o addirittura a 3.000.000 di euro… Per cominciare. Lo stesso vale per le associazioni anche se in quel caso bisogna capire se alla quota iniziale, tipicamente bassa, seguiranno costi legali specifici successivi…”

Egregio direttore, ritengo quantomai opportuna l’inchiesta che lei intende sviluppare, e penso di poterle fornire qualche valida indicazione per meglio indirizzare le sue ricerche, chiedendole, peraltro, assoluta riservatezza sulla fonte poiché, essendo io personalmente in partita, ogni mia dichiarazione potrebbe essere interpretata (e neppure io mi sento di escludere che lo sia) come un tentativo di screditare i possibili concorrenti.

I) La vicenda delle Popolari venete ha richiamato l’attenzione di tutte le associazioni di consumatori professionali (quali ad. es. Federconsumatori, Aduc, Adusbef, Codacons, Movimento Consumatori, Adiconsum, Altroconsumo, per citare le principali) e ha generato una proliferazione di associazioni improvvisate, promosse da avvocati per acquisire clienti o da politici o aspiranti tali per promozione personale.

II) Le associazioni vivono di grandi numeri. 100 euro di iscrizione per mille iscritti significa 100 mila euro di incassi, abbastanza per pagare un anno di stipendio ad un impiegato che compila moduli e restare con un margine.
Peraltro il vero obiettivo economico delle associazioni storiche era di potere avviare tavoli di conciliazione con le banche, ai quali potersi sedere in rappresentanza dei propri iscritti per potersi attribuire il merito degli importi corrisposti dalle banche e trattenersi una percentuale mediamente del 10% dei risarcimenti.

L’offerta transattiva di Atlante, essendo rivolta direttamente agli azionisti, ha tagliato del tutto la intermediazione delle associazioni le quali si trovano oggi spiazzate. Infatti, l’alternativa al rifiuto della proposta di Atlante è di avviare un giudizio in sede civile. Peraltro la materia in argomento è particolarmente complessa e gli studi legali dei quali si avvalgono le associazioni non hanno le competenze per avviare in maniera professionale una causa ad un istituto bancario e, ove procedessero in tale senso, rischierebbero seriamente di perdere con conseguente condanna alle spese legali di controparte. Al massimo, pertanto, se e quando sarà avviato il processo penale, dette associazioni potrebbero depositare un intervento a favore dei propri iscritti come parte civile.

Pertanto le risposte delle associazioni sono variabili e dalle informazioni a mia disposizione ne risulta il quadro seguente.

a) Codacons e Adiconsum, approfittano della offerta di Atlante, per uscire comunque a testa alta. Suggeriscono infatti ai propri associati di aderire, avendo già incassato le quote associative (e, in alcuni casi, ulteriori importi per inviare lettere di reclamo prive di alcuna utilità), senza in sostanza avere reso alcun servizio.
Analogo orientamento mi sembra quello dell’associazione dell’avv. Renato Bertelle, che si è fatto corrispondere fondi spese di circa 1.500 euro da ciascun assistito, e se i clienti (associati) aderiscono alla transazione, si può tenere i suddetti importi senza nulla avere fatto.

b) Federconsumatori è rimasta scottata poiché l’Avv. Barbara Puschiasis, che guarda caso è presidente della Federconsumatori Friuli, e si faceva firmare mandati professionali a proprio nome, già ipotizzava lauti guadagni per se medesima. Oggi guida le proprie truppe a votare contro la transazione, chiedendo “di più”.

Atlante sta già studiando di migliorare la proposta offrendo un warrant, quindi anche la medesima associazione penso uscirà dalla partita dimostrando di essere riuscita ad ottenere “di più” e rivendicandone il merito, senza peraltro troppi guadagni

III) “Noi che credevamo nella BPVI”, essendo nata per la promozione politica del suo presidente dirà sempre di no a tutto, perché ha interesse a che la partita resti aperta il più tempo possibile. Pertanto, certo si costituirà parte civile nei procedimenti penali per poter continuare la sua comunicazione aggressiva, ma poiché i processi penali sono già destinati a sicura prescrizione, nessuno degli associati riceverà un euro e l’Associazione (che tramite una s.r.l. richiede una percentuale del 10% dei risarcimenti ottenuti dagli associati), pertanto, nemmeno.

IV) Il Movimento consumatori è gestito dall’Avv. Matteo Moschini che puntava a fare business, peraltro non ha le competenze per agire in sede civile, pertanto indirizza tutti i suoi iscritti all’Arbitrato Consob che in caso di soccombenza non comporta il pagamento di spese legali. Mi sembra che sia abbastanza trasparente nei propri rapporti contrattuali con i clienti ai quali non ha mai nascosto di essere un avvocato direttamente impegnato nella gestione delle vertenze.

V) L’Associazione di don Torta è nata per motivi sociali, si limita a dichiarazioni etiche e l’avvocato Andrea Arman, che la rappresenta non dispone ne’ di competenze ne’ di ambizioni per trarre profitto da una eventuale attività professionale.

VI) l’Associazione Ezzelino da Romano che è promossa dal sig. Patrizio Miatello, nasce da una scissione dell’associazione di don Torta, poiché il Mitiello voleva guadagnare e di fronte alla sostanziale operatività, dichiara di volersi costituire come parte civile nel processo penale. Pertanto si è fatto affiancare da due professionisti e richiede fondi spese di una certa consistenza per gestire tale mandato. La proposta è trasparente, il problema è che il processo penale – a mio avviso – non porterà da nessuna parte.

VI) L’Associazione Soci Banca Popolari Venete del dott. Francesco Celotto in maniera del tutto trasparente dichiara di avere stipulato una convenzione con lo Studio Legale Rocca di Milano che ha avviato iniziative giudiziarie in sede civile, al quale indirizza i propri associati e che ha organizzato una iniziativa che ha avuto luogo lo scorso 8 febbraio a Bassano mentre analoghe iniziative sono in programma a Montebelluna il 27 febbraio e a Treviso il 9 marzo.
Lo scandalo di questi giorni è rappresentato da un certo studio legale di Treviso il cui titolare (avv. Sergio Calvetti, ndr) pur pacificamente presentandosi come avvocato (e quindi con trasparenza sul proprio ruolo), ha a suo tempo raccolto innumerevoli azionisti sulla base della prospettiva di adesione a una ipotetica class action, facendosi corrispondere un fondo spese di 250 euro (oltre Iva) e l’impegno al versamento del 10% del risarcimento conseguito (quindi a success fee, una retribuzione a successo conseguito, ndr), peraltro a livello contrattuale prevedendo in caso di revoca del mandato, l’applicazione delle tariffe professionali. Pertanto in questo momento chi ha versato i 250 euro e desidera aderire alla proposta transattiva di Atlante – la cui accettazione implica la revoca del mandato al legale – si vede richiedere importi del tutto inattesi e incongrui rispetto all’attività professionale effettivamente ricevuta e nascono pertanto ragionevoli dubbi sulla piena comprensione da parte dell’azionista della proposta a sua tempo firmata (ho due casi, l’uno con richiesta di 5.000 euro, l’altro di 13.000 euro).

Lettera firmata

Banche venete; SI alla transazione da oltre 40 mila soci

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Gli azionisti hanno tempo fino al 15 marzo per manifestare l’interesse verso la proposta, che prevede un rimborso di circa il 15% dell’investimento, cifra che, secondo le due banche, potrebbe salire fino al 30% grazie alle offerte commerciali messe in campo.

Il destino della proposta, che è condizionata all’adesione di almeno l’80% delle azioni coinvolte, si deciderà con ogni probabilità negli ultimi giorni di adesione, quando gli “indecisi” scioglieranno le loro riserve.

Le banche non commentano i numeri ma escludono che la proposta sia modificabile e che i termini possano cambiare anche in caso di eventuale ingresso dello Stato nel capitale.

Il successo della transazione ridurrebbe il fabbisogno di capitale che Veneto banca e Popolare di Vicenza stanno definendo assieme alla Bce.

Se le adesioni proseguissero con questo ritmo e si riflettessero anche nella percentuale degli indecisi la soglia dell’80% sarebbe a portata di mano.

Intanto continuano a ritmo sostenuto le adesioni dei soci della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca alla proposta di transazione per chiudere il contenzioso con gli azionisti “azzerati”.

Le banche, secondo indiscrezioni, hanno già contattato l’80% della platea dei soci, calcolata in termini di azioni coinvolte dalla proposta.

Il 32% ha aderito, l’8% ha rifiutato mentre il 60% ha manifestato interesse, rinviando però la decisione.

Complessivamente sono oltre 40 mila i soci che hanno detto si, su un totale di 169 mila soci.